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Case della Comunità, a Parma la cura diventa lavoro di squadra

19/02/2026

Case della Comunità, a Parma la cura diventa lavoro di squadra

C’è un cambio di prospettiva che attraversa il lavoro delle Case della Comunità a Parma: la salute non viene più osservata come una questione confinata agli ambulatori, ma come un processo che si costruisce nei quartieri, nelle relazioni quotidiane, nelle reti informali.

Dentro il Patto Sociale per Parma, la sperimentazione delle équipe interdisciplinari – promossa dall’Osservatorio sulle innovazioni sociali dell’Università di Parma insieme a servizi sociali, sanitari e terzo settore – sta dando forma a un modello che punta sulla prossimità e sulla corresponsabilità.

Le équipe riuniscono professionisti del sanitario e del sociale, operatori dell’accoglienza, volontari, realtà associative. L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e mettere in comune competenze, linguaggi e strumenti. Non un semplice coordinamento tra servizi, ma la costruzione di una visione condivisa del territorio e dei suoi bisogni.

Dal territorio alla cura: il metodo della cartografia sociale

Il lavoro parte dall’ascolto. La cartografia sociale – sperimentata in tutte le Case della Comunità – consente di mappare risorse, fragilità, legami e spazi di aggregazione. È un dispositivo di conoscenza che affianca ai dati statistici una lettura viva dei quartieri.

Nel 2025 il percorso è stato esteso a tutte le Case della Comunità cittadine, rafforzando il rapporto con i territori e aprendo una fase di consolidamento per il 2026.

Nel quartiere Pablo, ad esempio, la cartografia ha restituito l’immagine di un mosaico ricco di differenze: relazioni diffuse, servizi attivi, ma anche solitudine degli anziani e criticità abitative. La passeggiata di quartiere – con tappe a Casa Pablo, al Laboratorio Famiglia e al Centro Anziani Il Tulipano – ha mostrato come la salute si generi anche attraverso solidarietà e apprendimento reciproco, rafforzando il ruolo della Casa della Comunità come presidio interconnesso.

Alla Montanara è emerso un tessuto solido, con una forte identità collettiva, ma attraversato da fragilità legate all’isolamento e alla tenuta delle reti di supporto. La visita al Punto di Comunità, alla Piccola Biblioteca Sociale e al Centro Giovani ha fatto emergere una domanda chiara: una Casa più attiva nella promozione della salute e nella partecipazione.

Relazioni, arte e mediazione: le esperienze nei quartieri

A San Leonardo l’équipe lavora dal 2024 su un tema centrale: la relazione tra operatori e cittadini come primo luogo della cura. La cartografia sociale, realizzata con studentesse in tirocinio, ha evidenziato la necessità di moltiplicare i punti di contatto tra servizi e comunità. Nei prossimi mesi prenderanno avvio pratiche artistiche settimanali pensate per favorire la co-produzione di salute mentale e consolidare il ruolo della Casa come spazio partecipato.

A Lubiana il confronto si è concentrato anche sul tema della violenza nei servizi, letta come espressione di tensioni tra cittadini e istituzioni. Trasformare il conflitto in occasione di riflessione ha consentito di rafforzare la dimensione di mediazione e inclusione, riconoscendo agli operatori un ruolo sociale e politico oltre che tecnico.

Per l’assessore alle Politiche Sociali Ettore Brianti, le équipe interdisciplinari rappresentano un passaggio decisivo per rendere effettiva la cura di prossimità: mettere in rete competenze e responsabilità significa costruire un’infrastruttura pubblica capace di garantire equità e continuità nei territori.

A Parma la salute prende così la forma di un lavoro condiviso, radicato nei quartieri e alimentato da alleanze stabili. Non un servizio che si limita a intervenire sul bisogno, ma una comunità che si organizza per prendersi cura di sé.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to