CNA compie 80 anni: una storia di rappresentanza che attraversa la ricostruzione e arriva alle nuove imprese
25/01/2026
Con l’avvio del nuovo anno entrano nel vivo i festeggiamenti per l’ottantesimo anniversario della CNA – Artigiani e Imprenditori d’Italia, un passaggio che pesa più del simbolo, perché racconta la continuità di un’organizzazione nata in un Paese da ricostruire e rimasta, decennio dopo decennio, accanto a chi produce, ripara, innova, esporta, assume, tiene in piedi filiere spesso invisibili finché non si inceppano.
La CNA viene fondata il 9 dicembre 1946, quando l’Italia è ancora immersa nel dopoguerra e il tessuto economico è fatto di botteghe, laboratori, piccole officine, imprese familiari: realtà diverse tra loro, ma unite dal bisogno di contare, di essere ascoltate, di avere una voce capace di dialogare con istituzioni e parti sociali. Alla base c’è l’unione di associazioni comunali, provinciali e regionali nate subito dopo la fine del conflitto; tra queste, la più antica citata è quella di Livorno, fondata il 18 novembre 1944, segnale di un mondo produttivo che intuiva già allora quanto la dimensione nazionale fosse decisiva per incidere sulle scelte del Paese.
Le radici nel dopoguerra e il ruolo nelle relazioni industriali
Il primo tratto distintivo della CNA è la precocità con cui interpreta il tema delle relazioni industriali. Nel 1946 è la prima organizzazione dell’artigianato a sottoscrivere accordi con i sindacati dei lavoratori: un passaggio che dice molto del contesto e della visione, perché porta l’artigianato dentro un perimetro di regole, tutele, confronto, oltre l’idea riduttiva della “piccola economia” come zona franca. In quegli anni, infatti, rappresentare le imprese significava anche costruire un linguaggio comune tra chi produce e chi lavora, mentre il Paese cercava stabilità, salari, contratti, un modello di sviluppo possibile.
Quella scelta, letta oggi, sembra quasi inevitabile; all’epoca non lo era affatto. Richiedeva metodo, capacità negoziale, un rapporto costante con i territori e la consapevolezza che la ricostruzione economica non poteva poggiare solo sui grandi impianti industriali, ma anche su un’articolazione capillare di competenze e lavoro.
Un anniversario che rilancia identità e futuro: il nuovo logo e le nuove generazioni
L’ottantesimo è anche l’occasione per presentare un nuovo logo istituzionale, pensato per celebrare e rendere visibile, in modo immediato, un percorso che ha accompagnato trasformazioni profonde: dall’Italia delle botteghe a quella delle PMI strutturate, dalle filiere locali all’export, dalle lavorazioni tradizionali ai servizi avanzati, fino alle sfide che oggi si chiamano passaggi generazionali, digitalizzazione, competenze, sostenibilità, accesso al credito e pressione burocratica.
La celebrazione, nelle intenzioni, non resta ancorata alla memoria: diventa l’avvio di un percorso che riafferma la centralità dell’artigianato e della piccola impresa nello sviluppo del Paese, con uno sguardo rivolto ai nuovi imprenditori e a chi sta raccogliendo attività storiche, provando a mantenerne l’identità e, insieme, a renderle compatibili con mercati più rapidi, clienti più esigenti, costi più instabili. Il filo che tiene insieme passato e futuro, qui, non è la nostalgia: è la continuità di valori e rappresentanza, cioè la capacità di essere utili, concreti, presenti.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to