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Consultazione UE sul “riconoscimento reciproco”: perché alle PMI conviene rispondere

19/01/2026

Consultazione UE sul “riconoscimento reciproco”: perché alle PMI conviene rispondere

Per molte piccole imprese esportare dentro l’Unione europea resta un esercizio di pazienza più che di mercato: il prodotto è già venduto legalmente in un Paese, eppure, al confine amministrativo successivo, ricominciano richieste, dubbi, interpretazioni sulle regole tecniche. Proprio su questo terreno si muove la consultazione rilanciata da Unioncamere Emilia-Romagna, dentro la rete Enterprise Europe Network, per capire quanto le PMI conoscano e applichino il principio del riconoscimento reciproco delle merci e dove, invece, si inceppi la catena delle informazioni e dei supporti.

Il quadro è europeo e ha un nome preciso: Regolamento (UE) 2019/515, che disciplina procedure e tutele quando un bene è legalmente commercializzato in uno Stato membro e vuole accedere ad altri mercati nazionali, pur con requisiti tecnici non perfettamente sovrapponibili (salve eccezioni motivate legate a sicurezza, salute o ambiente).

Un principio semplice, applicazioni spesso complicate

L’idea è lineare: se un prodotto è legale in uno Stato membro, deve poter circolare nel mercato unico senza ostacoli impropri. Nella pratica, però, il “non armonizzato” è la zona grigia dove le PMI pagano il costo dell’incertezza: norme locali interpretate in modo restrittivo, richieste di documentazione non standard, tempi che si allungano fino a rendere poco conveniente l’operazione.

Il Regolamento 2019/515 prova a mettere ordine con una procedura di valutazione più chiara per le autorità competenti e con strumenti che aiutano le imprese a dimostrare la liceità della commercializzazione altrove (anche tramite una dichiarazione volontaria di mutuo riconoscimento).

Cosa chiede la Commissione e cosa ci guadagnano le imprese

La Commissione europea sta riesaminando l’impianto del reciproco riconoscimento e, con il questionario, vuole misurare la distanza tra regola scritta e regola “usata” dalle imprese, per programmare azioni di informazione e supporto nel perimetro del Single Market Programme.

Per una PMI rispondere significa incidere su temi molto concreti: quali informazioni mancano davvero, quali canali funzionano, quali strumenti di assistenza servono quando un’autorità nazionale contesta l’accesso al mercato, quanto pesa la mancanza di competenze interne rispetto ai costi puri. È il tipo di fotografia che, se resta sfocata, tende a produrre politiche generiche; se è nitida, può generare supporti mirati, formazione e “sportelli” più utili.

La compilazione avviene su piattaforma EUSurvey. Nella comunicazione circolata in ambito camerale regionale la scadenza indicata è 26 gennaio; il modulo resta comunque il riferimento operativo per verificare l’effettiva disponibilità fino al termine.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to