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Federcarni Parma contro il divieto di macellazione equina: “Serve confronto, non scelte ideologiche”

20/02/2026

Federcarni Parma contro il divieto di macellazione equina: “Serve confronto, non scelte ideologiche”

Federcarni Parma esprime una posizione netta contro la proposta di legge nazionale che mira a vietare la macellazione degli equini, attribuendo loro lo status di animali da affezione. Secondo l’associazione di categoria, il Parlamento dovrebbe aprire un confronto approfondito con le realtà economiche coinvolte prima di adottare una decisione destinata ad avere ricadute strutturali sul comparto.

Il tema, che tocca sensibilità diverse sul piano etico e culturale, viene letto da Federcarni in chiave produttiva e territoriale, con particolare riferimento alla tradizione gastronomica parmense e più in generale a quella di alcune aree del Paese dove il consumo di carne equina è storicamente radicato.

“Una scelta che ignora storia e territorio”

Il presidente di Federcarni Parma, Paolo Corradi, definisce la proposta di legge frutto di un’impostazione che non terrebbe conto delle specificità locali. A suo avviso, la carne equina rappresenta in territori come Parma un elemento identitario, parte integrante di una cultura alimentare consolidata nel tempo.

Corradi riconosce che negli ultimi anni il numero delle macellazioni in Italia è diminuito, ma sostiene che questo dato non possa giustificare un divieto normativo generalizzato. La filiera, evidenzia, opera nel rispetto delle disposizioni sanitarie e dei sistemi di tracciabilità previsti, con controlli strutturati lungo tutta la catena produttiva.

Secondo l’associazione, l’eventuale introduzione di sanzioni penali e amministrative severe – comprese ipotesi di reclusione e multe elevate – rischierebbe di compromettere la tenuta economica di imprese specializzate e di incidere sull’occupazione locale.

Impatti economici e confronto istituzionale

Federcarni Parma ha avviato un’interlocuzione con parlamentari emiliani, chiedendo che le istanze del comparto vengano portate all’attenzione del legislatore. Parallelamente è in corso un coordinamento con la Federazione nazionale, impegnata nei tavoli di confronto a livello centrale.

Per l’associazione, la questione non riguarda esclusivamente la dimensione produttiva, ma anche l’equilibrio tra scelte legislative e pluralità delle tradizioni alimentari italiane. La filiera equina, sottolineano, contribuisce all’offerta gastronomica del territorio e, in alcuni contesti, anche all’attrattività turistica.

Il dibattito resta aperto e si inserisce in un confronto più ampio sul rapporto tra sensibilità sociale verso gli animali, evoluzione dei consumi e tutela delle filiere produttive storiche. Federcarni chiede che ogni eventuale decisione venga preceduta da un dialogo strutturato con le categorie coinvolte, per valutare in modo approfondito le ricadute economiche e sociali della norma.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to