Imprese e previsioni 2026: Nord prudente, Sud più fiducioso tra incertezze globali
03/02/2026
Il quadro che emerge dalla lettura territoriale dell’indagine sulle aspettative per il 2026 restituisce un’Italia produttiva attraversata da timori diffusi e da segnali contrastanti. L’analisi, condotta dall’Area Studi e Ricerche di CNA su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese, evidenzia come l’incertezza sia diventata il tratto dominante delle decisioni aziendali, soprattutto nei territori a forte vocazione manifatturiera e orientati all’export.
Il dato medio nazionale colloca l’area dell’incertezza al 58%, con punte significative in Piemonte (66%), Abruzzo (63%) e Lombardia (60%). Una soglia che segnala difficoltà diffuse nel formulare previsioni attendibili, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, dazi e volatilità della domanda estera.
Manifattura ed export: il peso dell’instabilità internazionale
Nelle regioni del Centro-Nord prevalgono giudizi cauti o negativi. Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte, territori nei quali la manifattura rappresenta l’ossatura economica e l’export una leva competitiva storica, mostrano una maggiore difficoltà a guardare al 2026 con fiducia. L’incertezza, che in queste regioni oscilla tra il 58% e oltre il 66%, riflette il timore che le turbolenze del commercio internazionale e il rallentamento della domanda tedesca possano comprimere margini e investimenti.
Secondo Paolo Cavini, questa fotografia racconta imprese che faticano a pianificare più che una contrapposizione netta tra ottimismo e pessimismo. La mancanza di condizioni stabili incide sulla propensione a investire, assumere e innovare, soprattutto per chi opera lungo filiere complesse e mercati esteri esposti a rischi non governabili a livello locale.
Mezzogiorno e servizi: un ottimismo misurato
Nel Mezzogiorno il clima appare meno cupo. Le imprese del Sud mostrano una maggiore fiducia nella capacità di attraversare il 2026 senza contraccolpi rilevanti, sostenute dal dinamismo dei servizi e dal turismo. I dati Istat indicano che nel biennio 2022-2023 le regioni meridionali hanno registrato una crescita media del PIL pari al 3,7%, superiore a quella delle altre ripartizioni geografiche, proprio grazie al contributo dei servizi legati all’accoglienza.
Questa eredità positiva sembra riflettersi nelle aspettative: le previsioni di performance aziendale in miglioramento raggiungono il 22,5% in Sicilia e superano il 22% anche in Marche, Puglia e Abruzzo. All’opposto, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna si collocano sotto la media nazionale del 15,5%.
Investimenti frenati e scelte “a vista”
Al di là dei saldi regionali, il tratto più rilevante resta l’ampiezza dell’area grigia dell’incertezza. Con un orizzonte così instabile, le micro e piccole imprese sono spinte a procedere per aggiustamenti continui, valutando di volta in volta le mosse più prudenti. Una condizione che penalizza in modo particolare gli investimenti, soprattutto per le realtà più esposte ai mercati internazionali.
La richiesta che emerge dal mondo produttivo è chiara: ridurre l’incertezza attraverso politiche capaci di sostenere l’accesso al credito, accompagnare l’export, semplificare gli adempimenti e contenere i costi energetici. In questa prospettiva, continuità nei percorsi di transizione digitale e ambientale diventa una leva di competitività, trasformando la resilienza dimostrata dalle imprese in sviluppo stabile e di qualità.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to