Maya, lo specchio intelligente che monitora la salute dei giovani pazienti oncologici
10/03/2026
Uno specchio capace di osservare il corpo, interpretarne i movimenti e restituire indicazioni concrete sullo stato di salute. Non si tratta di un dispositivo futuristico immaginato per il mercato consumer, ma di una piattaforma sviluppata con finalità cliniche e preventive. Il progetto si chiama Maya – Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer ed è una delle sperimentazioni europee più innovative dedicate al benessere dei giovani che hanno affrontato un tumore.
La tecnologia verrà testata anche in Italia presso l’Irst “Dino Amadori” di Meldola, in provincia di Forlì-Cesena. Il centro romagnolo rappresenta l’unica struttura clinica italiana coinvolta tra i cinque selezionati a livello internazionale per sviluppare la sperimentazione. Il progetto è finanziato dal programma europeo Horizon con quasi sei milioni di euro e coinvolge sedici enti di ricerca provenienti da dieci Paesi, tra cui anche il Cnr – Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione “Alessandro Faedo”.
Uno specchio digitale che analizza postura, movimento e parametri biometrici
Maya nasce con l’obiettivo di creare una piattaforma capace di integrare diverse tecnologie già presenti in ambito commerciale e trasformarle in uno strumento clinico di supporto alla prevenzione. Quando una persona si posiziona davanti allo specchio, il sistema analizza postura, movimenti e posizione del corpo, raccogliendo al tempo stesso dati biometrici provenienti da dispositivi collegati come bilance digitali, smartwatch o misuratori di pressione.
Le informazioni raccolte vengono elaborate da un software di intelligenza artificiale che confronta i dati con linee guida cliniche e con casi analoghi già presenti nei database sanitari. Il risultato è una valutazione personalizzata dello stato di benessere del paziente.
Lo specchio non si limita a registrare i parametri, ma dialoga direttamente con l’utente: può suggerire regimi alimentari adeguati, programmi di attività fisica, strategie per la gestione dello stress e, se necessario, segnalare la presenza di possibili criticità che richiedono un approfondimento specialistico.
L’obiettivo è costruire uno strumento di prevenzione accessibile e immediato, capace di accompagnare il paziente nella gestione quotidiana della propria salute anche dopo la fase più delicata della malattia.
Un progetto pensato per giovani sopravvissuti al cancro
La sperimentazione si rivolge in particolare a adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi oncologica. In questa fascia di età i progressi della medicina hanno portato a risultati molto incoraggianti: oltre l’85% dei pazienti riesce oggi a superare i cinque anni dalla diagnosi. Nel mondo si registrano ogni anno quasi 1,3 milioni di nuovi casi, mentre in Italia i pazienti di questa fascia sono circa 11 mila.
Proprio dopo la fase acuta della malattia si apre una fase altrettanto delicata: quella della prevenzione delle complicanze e della tutela della qualità della vita. Le terapie oncologiche, infatti, possono lasciare effetti tardivi che richiedono monitoraggio costante, con particolare attenzione alla salute cardiovascolare.
Il progetto Maya punta proprio a intercettare in anticipo eventuali segnali di rischio, contribuendo a ridurre la vulnerabilità del cuore e dell’apparato cardiovascolare, uno degli aspetti più critici nel follow-up dei pazienti oncologici giovani.
Secondo le stime dei ricercatori, una volta completato il prototipo – previsto entro il 2028 – il sistema potrebbe contribuire a una riduzione tra il 30 e il 40% degli eventi cardiaci maggiori, oltre a diminuire i ricoveri ospedalieri e migliorare complessivamente la qualità della vita dei pazienti.
Meldola tra i centri europei della ricerca oncologica
La partecipazione dell’Irst “Dino Amadori” rappresenta un riconoscimento importante per la sanità dell’Emilia-Romagna. L’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, ha sottolineato come le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possano diventare strumenti fondamentali per rafforzare le politiche di prevenzione e migliorare la medicina personalizzata.
Un ruolo centrale nel progetto sarà svolto anche dalla cardioncologia, disciplina che studia le interazioni tra terapie oncologiche e salute del cuore. Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di Cardioncologia dell’Irst, evidenzia come le soluzioni digitali sviluppate dal progetto possano aprire nuove prospettive nella prevenzione delle complicanze cardiache e nella costruzione di percorsi di riabilitazione personalizzati per i pazienti oncologici.
La direttrice generale dell’Istituto, Cristina Marchesi, ha ricordato come la presa in carico del paziente oncologico non si esaurisca con la conclusione delle terapie. La gestione delle conseguenze a lungo termine richiede un approccio multidisciplinare capace di integrare competenze mediche, tecnologiche e scientifiche.
Progetti come Maya rappresentano proprio questa convergenza tra ricerca, innovazione e assistenza, aprendo la strada a modelli di cura in cui strumenti digitali avanzati affiancano il lavoro dei professionisti sanitari per accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di salute.