Parma verso la Capitale Europea dei Giovani 2027: il “road to” entra nel vivo all’Auditorium Paganini
30/01/2026
All’Auditorium Paganini, dentro la terza edizione di Mi prendo il mondo, Parma ha scelto una formula chiara: portare sul palco, davanti alla città, lo “stato dell’arte” del percorso che la accompagnerà fino al 2027. L’incontro Parma European Youth Capital… road to 2027, condotto da Federico Taddia, ha funzionato come una restituzione pubblica, ma anche come un messaggio politico e culturale: l’Europa non viene evocata come cornice astratta, bensì come leva concreta per rafforzare processi già avviati sul territorio, a partire dalla partecipazione giovanile.
I saluti istituzionali – dall’assessora alla Comunità Giovanile Beatrice Aimi alla presidente dell’Agenzia Italiana per la Gioventù Federica Celestini Campanari, fino al Consiglio Nazionale Giovani con Simone Romagnoli e al collegamento con il Dipartimento per le Politiche Giovanili – hanno dato il tono dell’iniziativa: un percorso che non si esaurisce nell’evento, ma che si appoggia a reti e responsabilità condivise, locali e nazionali. In questo quadro si è inserito anche l’intervento di Gabriele Vagnato, capace di aprire una finestra sul significato dell’essere giovani oggi e sul rapporto, spesso delicato, tra generazioni, linguaggi e cultura.
Un titolo europeo che chiede radici locali: la candidatura come impegno, non come vetrina
Beatrice Aimi ha ricostruito motivazioni e traiettoria della candidatura, insistendo su un punto che per Parma è decisivo: il 2027 non deve diventare un appuntamento “da calendario”, ma il traguardo di un percorso partecipativo costruito passo dopo passo, con spazi e occasioni reali di dialogo. Il messaggio è netto: valorizzare le energie giovanili non significa soltanto ascoltarle, bensì offrire strumenti per incidere, sperimentare, proporre, assumersi pezzi di responsabilità dentro una città che vuole dirsi più inclusiva e innovativa.
Qui il riferimento alla prospettiva europea diventa operativo. Il titolo di Capitale Europea dei Giovani – promosso dallo European Youth Forum – richiama Parma a un doppio movimento: guardare fuori, entrando in una rete continentale di pratiche e visioni, e guardare dentro, rendendo più stabile il protagonismo dei giovani nelle politiche urbane. Perché la sfida, se presa sul serio, non è “fare eventi”, ma trasformare metodi e priorità: come si decide, con chi si decide, quali luoghi vengono progettati e da chi, quale idea di cittadinanza si costruisce.
L’esperienza delle altre Capitali: strumenti, errori utili e modelli replicabili
Il confronto moderato da Paolo Bovio – managing editor di Will e Chora Media, voce del podcast Città e direttore editoriale di Future4Cities – ha dato all’incontro una dimensione rara: la possibilità di ascoltare chi il titolo lo ha già attraversato. Lublino (2023), Gand (2024) e Tromsø (2026), insieme a una delegata dello European Youth Forum, hanno portato esempi e strumenti, facendo emergere ciò che spesso resta sullo sfondo: una Capitale Europea dei Giovani è un moltiplicatore di opportunità, ma anche di aspettative. Se non produce cambiamenti duraturi – nei processi decisionali, nei servizi, nelle politiche di inclusione, nelle occasioni di formazione e lavoro – rischia di restare un’etichetta.
È in questo passaggio che Parma sembra voler impostare la rotta: usare il dialogo con le altre città per apprendere e poi “restituire”, trasformando ciò che funziona in modelli replicabili. L’obiettivo dichiarato è ambizioso e, allo stesso tempo, molto concreto: fare di Parma una “piazza europea”, un luogo capace di connettere innovazione sociale locale e orizzonte continentale, mantenendo al centro diritti, inclusione e cittadinanza attiva.
Nel prosieguo della mattinata hanno trovato spazio il Consiglio Locale Giovani con Francesco Sansone, le referenti delle quattro “Vie della trasformazione” del dossier e la presidente del Comitato ParmaEYC27, Emma Nicolazzi Bonati, insieme ad alcuni componenti del comitato: un passaggio che segnala la volontà di dare volti e strutture al percorso, evitando che resti confinato a una narrazione istituzionale.
A consolidare l’asse regionale è intervenuto Giovanni Paglia, assessore alle Politiche abitative, Lavoro e Politiche giovanili della Regione Emilia-Romagna, richiamando la coerenza tra la motivazione del riconoscimento a Parma e programmi come YOUZ. Il punto politico, qui, è la scelta di metodo: non chiedere ai giovani soltanto di elencare bisogni, ma di progettare luoghi, tempi e spazi di discussione, in un confronto continuo con enti locali e Regione, così che le politiche non corrano su binari separati dalle necessità reali.
La chiusura affidata al sindaco Michele Guerra ha rilanciato il valore della dimensione europea come fattore identitario e non ornamentale: avere in sala le città che hanno preceduto Parma è stato presentato come segno di una rete che parla anche all’Italia e all’Unione, offrendo alle ragazze e ai ragazzi un’occasione rara per ripensare la città dentro una cornice di senso più ampia, ma misurabile sul quotidiano.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to