Imprese femminili e terziario a confronto: da Parma a Porto
14/01/2026
Sono partite da Linate giovedì 8 gennaio e hanno scelto Porto come destinazione di lavoro: 27 imprenditrici e professioniste dei settori commercio, turismo e servizi/professioni di Parma e provincia hanno preso parte al viaggio studio del Gruppo Terziario Donna, guidato da Ilaria Bertinelli, presidentessa Terziario Donna, e da Cristina Mazza, direttrice Ascom Confcommercio Parma e responsabile del progetto. L’obiettivo dichiarato, nelle parole di Bertinelli, era capire da vicino “le best practice adottate da questa città per lo sviluppo di un terziario capace di superare le sfide della globalizzazione”.
Porto, negli ultimi anni, è diventata un caso di studio per chi osserva l’evoluzione delle città europee: la crescita del turismo, l’attenzione alla qualità dell’offerta urbana e la capacità di trasformare identità e tradizione in valore economico misurabile. Dentro questa cornice, la delegazione parmense ha costruito una missione economica fatta di incontri, scambi e visite mirate, con un filo conduttore che torna più volte: la competitività non viene cercata nella corsa al ribasso, ma nella cura del servizio, nell’esperienza del cliente e nell’unicità del prodotto.
Persone al centro, identità come leva competitiva
Tra i momenti più significativi del programma, l’incontro al Palacio da Bolsa con l’Associaçao Comércial do Porto, che ha accolto la delegazione Confcommercio. In quel contesto è intervenuta Sonia Santiago, Head of Marketing and Cultural Communication di O Valor do Tempo, realtà leader del territorio, offrendo una sintesi netta del modello: “La chiave del nostro successo è mettere le persone al centro che si tratti dei clienti, degli artigiani o dei nostri collaboratori. Ma lo facciamo all’interno della storia del Portogallo e di tutto ciò che ha da offrire”.
È una dichiarazione che, letta con occhio imprenditoriale, parla di scelte operative prima ancora che di valori: formazione del personale, coerenza di marca, attenzione ai dettagli, racconto credibile dell’origine. Non un folklore da vendere ai turisti, ma una grammatica condivisa che rende riconoscibile l’offerta e facilita la fidelizzazione. Bertinelli lo rimarca in modo concreto: “Qualità del servizio, customer experience, unicità del prodotto sono il fulcro delle attività imprenditoriali e qui a Porto hanno fatto diventare queste caratteristiche vere e proprie carte vincenti per una crescita costante e sostenibile”.
Turismo e commercio urbano: un’alleanza strutturale
Il punto, però, non è ridurre Porto a una città “che funziona perché attira visitatori”. La delegazione ha lavorato sul tema più complesso: l’interdipendenza tra turismo e terziario urbano, e il modo in cui questa relazione viene governata. Cristina Mazza mette sul tavolo un dato rilevante: il turismo “rappresenta il 20% del Pil locale” e viene considerato una leva strategica per lo sviluppo del commercio urbano. Nella pratica, ciò significa progettare la città perché ristorazione, retail, botteghe artigianali, mercati e servizi restino elementi centrali del modello, evitando che l’economia turistica diventi una bolla scollegata dalla vita quotidiana.
Qui emerge un altro aspetto che interessa chi fa impresa: la continuità delle politiche e la capacità di far dialogare livelli diversi — istituzioni, associazioni di categoria, imprese, formazione. La missione ha intercettato proprio questo punto, evidenziando come la collaborazione pubblico-privato non sia uno slogan, ma un metodo che richiede tempi, ruoli e obiettivi chiari.
Università e rigenerazione dei mercati: il caso Matosinhos
In quest’ottica si inserisce il contributo della professoressa Maria Milano, coordinatrice del Dipartimento di Interior Design all’ESAD – Escola Superior de Artes e Design, che ha raccontato un’esperienza recente nell’area di Porto: la rigenerazione di spazi cittadini attraverso la riqualificazione di luoghi mercatali tradizionali, lavorando sia sul rafforzamento di attività già presenti, sia sull’inserimento di nuove start up sviluppate da giovani imprenditori.
La chiave, nel racconto, è il ruolo del design come infrastruttura economica: non abbellimento, ma strumento per ripensare percorsi, funzioni, fruibilità, identità commerciale. “Siamo molto orgogliosi di questo virtuoso progetto di riattivazione del vecchio mercato di Matosinhos – conclude Maria Milano –, in quanto abbiamo avuto modo di dimostrare come il design sia stato un fattore strategico per lo sviluppo e la riabilitazione di attività in declino”. È un passaggio che parla direttamente anche a contesti italiani: quando un mercato torna ad essere frequentato, cresce la qualità dello spazio pubblico, migliorano le opportunità per microimprese e artigianato, si innesca un effetto rete su tutto il quartiere.
La delegazione rientra con un patrimonio di osservazioni che non si esaurisce nella singola esperienza: Porto, in questo viaggio studio, è diventata una lente per interrogare il futuro del terziario, tra globalizzazione, competizione internazionale e necessità di costruire valore su qualità, relazione e progetto urbano.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to