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Parma, 40-50 impianti cocleari l’anno: il centro ai vertici

07/09/2026

Parma, 40-50 impianti cocleari l’anno: il centro ai vertici

Un bambino con una sordità profonda, causata da una malformazione congenita dell’orecchio interno, è tornato ad accedere al mondo dei suoni dopo un percorso di cura avviato all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Andrea, nome di fantasia utilizzato per tutelarne l’identità, era arrivato nel centro parmigiano circa due anni fa insieme ai genitori, dopo precedenti valutazioni effettuate nella città di provenienza. Gli specialisti hanno individuato la malformazione e impostato un programma che ha compreso diagnosi, valutazioni audiologiche, intervento con impianto cocleare e una successiva fase riabilitativa. Oggi il bambino frequenta normalmente la scuola e torna a Parma per i controlli periodici.

Dall’impianto cocleare alla riabilitazione del bambino

Il trattamento della sordità infantile non termina con l’intervento chirurgico. Dopo l’attivazione dell’impianto, il paziente deve imparare a riconoscere i suoni, associarli alle parole e utilizzarli nella comunicazione quotidiana. Nel percorso entrano quindi in gioco, oltre ai chirurghi, audiometristi e logopedisti, con un lavoro coordinato che può protrarsi nel tempo.

Enrico Pasanisi, direttore di Otorinolaringoiatria e otoneurochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e del Dipartimento Testa-collo, descrive l’intervento come una delle diverse tappe della presa in carico. Il paziente viene seguito dalla diagnosi alla definizione del trattamento e, successivamente, durante la riabilitazione. Nei bambini, sottolinea Pasanisi, la collaborazione tra le diverse professionalità assume un peso ancora maggiore.

Il reparto parmigiano esegue ogni anno circa 40-50 impianti cocleari. L’attività comprende però un campo molto più ampio rispetto al trattamento della sordità e affonda le proprie radici nella microchirurgia dell’orecchio, sviluppandosi successivamente verso l’otoneurochirurgia e la chirurgia della base cranica.

Il 35-40% dei pazienti arriva da fuori Parma

Nella struttura vengono affrontate patologie infiammatorie, croniche, malformative e tumorali. I dati Agenas indicano Parma tra i centri pubblici italiani con risultati di rilievo nell’ambito della chirurgia dell’orecchio. Un elemento significativo riguarda anche la mobilità sanitaria: circa il 35-40% dei pazienti sottoposti a questi interventi arriva da fuori provincia o da altre regioni.

La complessità della chirurgia otologica dipende anche dall’anatomia dell’area interessata. Nonostante le dimensioni ridotte dell’orecchio, il chirurgo opera vicino a strutture direttamente collegate al cervello e al volto, oltre che a importanti vasi sanguigni come carotide e giugulare. Nei casi più delicati è quindi necessario organizzare percorsi multidisciplinari che coinvolgono competenze otologiche, otoneurochirurgiche e neurochirurgiche.

Filippo Di Lella richiama proprio la particolare posizione anatomica dell’orecchio, definendolo un punto di passaggio tra diverse strutture essenziali per la faccia e il cervello. Per intervenire in quest’area sono richieste una conoscenza anatomica molto approfondita, esperienza operatoria e la capacità di coordinarsi con specialisti di discipline differenti.

La scuola chirurgica di Parma e la formazione dei nuovi specialisti

L’attività del centro si fonda anche su una tradizione professionale costruita nel corso del tempo. I quattro chirurghi senior specializzati in otologia sono Enrico Pasanisi, Andrea Bacciu, Filippo Di Lella e Vincenzo Vincenzi. Il gruppo prosegue il percorso formativo avviato dal professor Carlo Zini, figura alla quale viene ricondotta la nascita della scuola otologica parmigiana.

Di Lella porta avanti in particolare l’attività nell’ambito della chirurgia otoneurologica, raccogliendo anche parte dell’esperienza professionale sviluppata da Maurizio Falcioni prima dell’avvio di una nuova esperienza lavorativa. Accanto ai chirurghi più esperti operano inoltre due giovani colleghi in formazione, chiamati ad acquisire progressivamente competenze in un settore nel quale tecnica ed esperienza devono procedere insieme.

Il percorso seguito dal piccolo Andrea rappresenta una delle applicazioni di questa organizzazione assistenziale: dall’individuazione della malformazione congenita all’impianto cocleare, fino alla riabilitazione e ai controlli successivi. A due anni dall’intervento il bambino ha recuperato l’accesso ai suoni e partecipa alla vita familiare e scolastica, mentre il centro di Parma prosegue un’attività che spazia dalla microchirurgia otologica alle patologie più complesse della base cranica.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to