Parma, neonato di un chilo salvato con una pericardiocentesi
31/08/2026
Un neonato prematuro di appena un chilogrammo è stato salvato all’Ospedale dei Bambini di Parma grazie a una pericardiocentesi eseguita d’urgenza sotto guida ecografica. Il piccolo, nato alla ventottesima settimana di gestazione e ricoverato nella Terapia Intensiva Neonatale, durante la notte ha sviluppato una grave bradicardia. I medici hanno individuato rapidamente un versamento di liquido attorno al cuore e sono intervenuti aspirandone circa 10 millilitri. Subito dopo la procedura il battito ha iniziato progressivamente a normalizzarsi.
La bradicardia improvvisa durante la notte
L’emergenza si è verificata intorno alle due. Fino a quel momento il bambino, nato a poco più di sei mesi e mezzo di gestazione, stava rispondendo alle cure specialistiche previste per i neonati estremamente prematuri. La situazione è però cambiata rapidamente quando la frequenza cardiaca ha cominciato a diminuire in maniera significativa.
Il neonatologo di turno, Antonio Di Peri, ha inizialmente valutato gli esami ematochimici, che non mostravano elementi sufficienti a spiegare il deterioramento delle condizioni. Ha quindi effettuato direttamente al letto del piccolo un’ecografia cardiaca.
L’esame ha evidenziato un versamento pericardico significativo, cioè un accumulo di liquido nello spazio che circonda il cuore. Una condizione che, se progredisce, può determinare un tamponamento cardiaco: la pressione esercitata dal liquido impedisce al cuore di riempirsi e pompare il sangue in maniera adeguata.
Dieci millilitri aspirati con un ago sotto guida ecografica
Con il battito del neonato sempre più debole, il personale della Terapia Intensiva Neonatale e della Neonatologia ha preparato immediatamente la procedura necessaria per rimuovere il liquido.
Di Peri ha eseguito una pericardiocentesi sotto guida ecografica, introducendo un ago nello spazio pericardico e aspirando circa 10 millilitri di liquido. All’intervento hanno collaborato la specializzanda Eleonora Alfieri e gli infermieri Simona Orlandini, Ivana Marcone ed Emanuele Busi.
Per un bambino dal peso di poco superiore a un chilogrammo, ha spiegato la direttrice della Neonatologia Serafina Perrone, dieci millilitri rappresentano un volume rilevante. Dal punto di vista tecnico, però, la procedura richiede di operare all’interno di spazi di pochi millimetri, con un margine estremamente ridotto e la necessità di controllare con precisione ogni movimento.
Il cuore riprende il ritmo dopo la rimozione del liquido
La risposta alla procedura è stata rapida. Una volta eliminata la pressione esercitata dal versamento, la frequenza cardiaca ha iniziato progressivamente a tornare verso valori normali e le condizioni cliniche del neonato si sono stabilizzate.
A distanza di alcune settimane dall’emergenza, secondo quanto riferito dall’Ospedale Maggiore, il bambino non presenta conseguenze attribuibili all’episodio e ha ripreso regolarmente il proprio percorso di crescita.
Il direttore del Dipartimento materno-infantile, Roberto Berretta, ha evidenziato la rarità di una situazione di questo tipo. Una pericardiocentesi praticata su un neonato con un peso estremamente basso rappresenta infatti una procedura salvavita particolarmente delicata, nella quale rapidità della diagnosi e capacità tecnica devono procedere insieme.
Il ruolo della formazione nel centro HUB di Parma
Di Peri ha spiegato di essersi preparato anche su questo tipo di emergenza durante il Master di Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica coordinato dalla professoressa Perrone. Una formazione che, al momento del peggioramento improvviso del bambino, gli ha consentito di riconoscere il quadro clinico e individuare rapidamente la manovra da eseguire.
Per la direzione della Neonatologia, l’episodio mostra il ruolo di un centro HUB nel mantenere disponibili competenze altamente specialistiche anche per emergenze molto rare. Formazione continua, attività intensiva e lavoro coordinato tra medici e infermieri hanno consentito in questo caso di intervenire in pochi minuti su un paziente estremamente fragile e di stabilizzarne le condizioni.
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