Brian Eno a Parma, dal 1° maggio “SEED” e “My Light Years”
04/05/2026
Parma ospita dal 1° maggio al 2 agosto l’universo sonoro e visivo di Brian Eno con due progetti realizzati dal Comune di Parma e curati da Alessandro Albertini: “SEED” e “My Light Years”. L’artista britannico torna in Italia a quattro anni dalla sua ultima creazione nel Paese e dopo il Leone d’Oro alla carriera ricevuto dalla Biennale di Venezia nel 2023, portando le sue opere in due luoghi simbolo della città: il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio.
“SEED” nei Giardini di San Paolo e alla Casa del Suono
Nel Complesso Monumentale di San Paolo prende forma “SEED”, progetto artistico sviluppato in due fasi. La prima prevede la presentazione al pubblico dell’installazione audio site-specific “Installation for Giardini di San Paolo”, creata da Brian Eno insieme alla giornalista e scrittrice turca Ece Temelkuran.
Al termine dell’esperienza nei Giardini di San Paolo, l’opera avrà una nuova collocazione alla Casa del Suono. L’ascolto vissuto dal pubblico sarà oggetto di field recording e verrà impresso su vinile in un’unica copia, a cura dello stesso Eno, entrando poi nella collezione permanente della Casa del Suono come testimonianza della collaborazione tra l’artista e la città.
Il progetto è realizzato dal Comune di Parma, curato e prodotto da Alessandro Albertini per Influxus, in collaborazione con Dominic Norman-Taylor, Juliana Consigli e Martin Harrison di Lumen London. “SEED” è sostenuto dal PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
All’Ospedale Vecchio la grande mostra europea “My Light Years”
Gli spazi monumentali della Crociera dell’Ospedale Vecchio accolgono invece “My Light Years”, presentata come la prima grande mostra europea di Brian Eno dedicata alla sua lunga ricerca sulla luce come mezzo artistico. Per la prima volta viene riunita in un unico luogo la collezione più completa delle sue installazioni e opere audiovisive.
Il percorso comprende lavori mai esposti prima in Italia e creazioni realizzate appositamente per Parma, all’interno di un complesso architettonico che torna a rispondere alla propria vocazione pubblica e collettiva. Anche “My Light Years” è promossa dal Comune di Parma, curata e prodotta da Alessandro Albertini con il gruppo di lavoro di Lumen London, con il sostegno di Fondazione Cariparma e Gruppo Davines.
Due luoghi storici restituiti alla città
Il sindaco Michele Guerra ha definito la mostra un progetto innovativo, capace di portare il linguaggio di un artista internazionale dentro spazi di grande valore per Parma. I Giardini del Complesso di San Paolo, recentemente riqualificati, e l’Ospedale Vecchio, al centro di un importante percorso di rigenerazione, diventano così luoghi di dialogo tra patrimonio storico e contemporaneità.
Il vicesindaco e assessore alla Cultura e al Turismo, Lorenzo Lavagetto, ha sottolineato che con Brian Eno Parma entra in una dimensione culturale internazionale. “SEED” riapre il Giardino di San Paolo come spazio accessibile e attraversabile, mentre “My Light Years” accompagna l’avvio di una nuova fase per l’Ospedale Vecchio. Lavagetto ha evidenziato anche il ruolo del finanziamento PAC2025 per il progetto ai Giardini di San Paolo e alla Casa del Suono, oltre al sostegno di Fondazione Cariparma e Davines per l’Ospedale Vecchio.
Eno: “Un giardino segreto contro il rumore dei nostri tempi”
Brian Eno ha raccontato di aver accolto con entusiasmo l’invito a contribuire al percorso dei Giardini di San Paolo insieme a Ece Temelkuran, definendo parchi, caffè, gallerie e spazi pubblici come centri di civiltà, luoghi in cui le persone si incontrano alla pari e la società viene alimentata.
Il titolo “SEED”, che significa seme, richiama per l’artista l’idea di un inizio: il germoglio delle conversazioni, delle confidenze, degli incontri e delle amicizie che potranno nascere in quello spazio. Parlando di “My Light Years”, Eno ha definito l’Ospedale Vecchio un edificio immenso e una sfida espositiva, con opere contemporanee e lavori più datati, comprese alcune delle prime installazioni luminose realizzate negli anni Ottanta.
Per il curatore Alessandro Albertini, “My Light Years” e “SEED” guidano alla riscoperta di due luoghi magici della città, facendo vivere l’opera di un grande artista dentro la passione di una comunità che ha creduto nel progetto.
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