EPR plastica, imprese contro il decreto: “Costi senza benefici ambientali”
18/05/2026
Dieci organizzazioni del mondo produttivo contestano lo schema di decreto sul regime di Responsabilità Estesa del Produttore per i prodotti in plastica, oggetto della consultazione avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Agci, Cia, Claai, CNA, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri e Legacoop hanno presentato osservazioni comuni, giudicando il provvedimento, nella forma attuale, non sostenibile per il sistema economico nazionale.
Le associazioni: “Un prelievo su imprese e consumatori”
Secondo le organizzazioni firmatarie, l’introduzione del regime EPR sui prodotti in plastica rischierebbe di tradursi in un nuovo e significativo prelievo a carico delle imprese e dei consumatori, senza generare effetti ambientali diretti e misurabili. La critica riguarda in particolare l’ipotesi di applicare un contributo ambientale a un insieme molto ampio di prodotti e materiali impiegati nella vita quotidiana, nelle attività produttive, nel settore sanitario e nei processi d’impresa.
Per le associazioni, una misura così estesa non individua con sufficiente precisione le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale e di economia circolare. Il rischio, sostengono, è di introdurre un meccanismo oneroso e generalizzato, più vicino a un aggravio economico che a uno strumento realmente capace di migliorare gestione, recupero e riciclo dei materiali.
La posizione espressa nella consultazione è quindi netta: il decreto, così come impostato, dovrebbe essere fermato e ripensato attraverso un confronto strutturato con le rappresentanze economiche coinvolte.
Il nodo degli imballaggi già gravati da contributi
Uno dei punti centrali sollevati dalle organizzazioni riguarda la sovrapposizione con prelievi ambientali già esistenti. Gli imballaggi in plastica e altri prodotti in polietilene, ricordano le associazioni, sono già soggetti a contribuzione ambientale. L’estensione del regime ad altre categorie di prodotti comporterebbe quindi un ulteriore carico economico per le imprese.
Le ricadute, secondo i firmatari, sarebbero immediate: aumento dei costi di produzione, maggiore pressione sulle filiere, riduzione della competitività e possibile incremento dei prezzi al consumo. Un effetto considerato particolarmente problematico in una fase economica ancora segnata da tensioni sui costi, fragilità dei mercati e difficoltà per molte piccole e medie imprese.
Le associazioni contestano anche l’approccio ritenuto indistinto del provvedimento. Colpire in modo generalizzato tutti i prodotti e i materiali in plastica, sostengono, non corrisponde a una politica razionale di sostegno all’economia circolare, che dovrebbe invece premiare comportamenti virtuosi, innovazione, riciclabilità, riduzione degli sprechi e corretta gestione dei flussi.
Richiesto un tavolo urgente con il Ministero
Pur ribadendo il proprio orientamento alla sostenibilità, le organizzazioni chiedono al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di non procedere con l’adozione del regime EPR nelle forme attualmente proposte. La richiesta è accompagnata dalla sollecitazione ad aprire con urgenza un tavolo di lavoro con le parti economiche e sociali interessate.
L’obiettivo indicato è valutare misure alternative o correttive, capaci di tutelare l’ambiente senza penalizzare imprese, consumatori e competitività del sistema produttivo italiano. Per i firmatari, la transizione verso modelli più circolari deve essere costruita con strumenti mirati, proporzionati e condivisi, evitando duplicazioni contributive e costi aggiuntivi non collegati a risultati ambientali concreti.
La consultazione sul decreto diventa così un passaggio rilevante nel confronto tra istituzioni e sistema produttivo. Da una parte, la necessità di rafforzare le politiche ambientali sui materiali plastici; dall’altra, la richiesta delle imprese di evitare misure generalizzate che possano trasformarsi in un nuovo peso economico lungo le filiere e sui prezzi finali.
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