Parma, Anna è la prima paziente esperta del Serdp
22/07/2026
Dopo un percorso di formazione e sei mesi di tirocinio, Anna è diventata la prima “paziente esperta” del Servizio per le dipendenze patologiche di Parma. Il nome è di fantasia, scelto per proteggerne l’identità, ma la sua esperienza è reale: oggi affianca gli operatori nell’accoglienza delle persone che iniziano un percorso di cura.
Dall’uso di sostanze alla richiesta di aiuto
Anna ha cominciato a consumare cannabis a 14 anni, cercando una risposta all’ansia e a un disagio che faticava a esprimere. Nei cinque anni successivi sono arrivate metamfetamina, cocaina ed eroina. Ha lasciato gli studi, riprendendoli in seguito, ma ha continuato a lavorare e a occuparsi del padre, segnato da una precedente dipendenza dall’alcol e da una condizione di inabilità.
Quando la sua situazione è diventata insostenibile, ha interrotto i rapporti con il vecchio gruppo di amici e si è rivolta al Serdp di Parma. La costruzione di un rapporto con il servizio è stata graduale: all’inizio saltava alcuni appuntamenti e si presentava soprattutto per ricevere il metadone.
Gli operatori hanno continuato a seguirla rispettando i tempi del percorso. Anna descrive il servizio di via dei Mercati come un luogo nel quale ha trovato ascolto, protezione e la possibilità di affrontare la dipendenza senza essere respinta nei momenti di difficoltà.
Sei mesi di tirocinio accanto agli operatori
Dopo avere completato una formazione specifica, Anna ha svolto un tirocinio semestrale all’interno del Serdp. Il suo compito è stato affiancare il personale durante l’accoglienza degli utenti, mettendo a disposizione una conoscenza maturata attraverso l’esperienza personale.
La figura della paziente esperta può facilitare il primo contatto con il servizio. Chi arriva può riconoscersi in una persona che ha attraversato una situazione simile e ha sperimentato direttamente paure, ricadute, diffidenza e difficoltà legate al recupero.
Anna ritiene che incontrare una figura con questo ruolo all’inizio della propria cura le avrebbe permesso di affrontare il servizio con meno timore. Per questo auspica che la collaborazione possa diventare strutturale e affiancare stabilmente il lavoro delle équipe professionali.
Nel 2025 seguite 1.191 persone per droga o farmaci
La sua esperienza si inserisce in un quadro segnato dall’aumento delle richieste di aiuto. Nel 2025 i Serdp dell’Azienda Usl di Parma hanno seguito 1.191 persone per dipendenze da sostanze stupefacenti o farmaci, dopo la flessione registrata nel biennio 2022-2023. I dati del primo semestre 2026 confermano la ripresa delle prese in carico.
Gli uomini erano 974, pari a quasi l’82% del totale. L’età media si attestava attorno ai 44 anni tra gli utenti maschi e ai 41 tra le donne.
L’eroina rimane la sostanza primaria per quasi il 63% delle persone in cura. Cresce però il peso degli psicostimolanti, categoria che comprende cocaina, crack e anfetamine: la percentuale è passata dal 24% del 2024 al 25,4% nel 2025.
Fentanyl monitorato, ma a Parma non risulta un’allerta
Il servizio mantiene alta l’attenzione sul fentanyl, potente analgesico che può essere aggiunto illegalmente all’eroina e aumentare il rischio di overdose. La direttrice del Serdp di Parma, Silvia Codeluppi, ha chiarito che al momento non risultano segnali di circolazione della sostanza nel territorio tali da determinare un’allerta.
Le situazioni affrontate dagli operatori presentano spesso l’assunzione contemporanea di più sostanze, dipendenze comportamentali, fragilità sociali e disturbi psichiatrici concomitanti. Per rispondere a bisogni differenti, il Serdp costruisce percorsi personalizzati integrando competenze mediche, psicologiche, educative e sociali.
Il linguaggio può incidere sull’accesso alle cure
Secondo Codeluppi, espressioni moralistiche o stigmatizzanti possono scoraggiare la richiesta di aiuto e compromettere la continuità terapeutica. Una comunicazione accogliente e centrata sulla persona, invece, favorisce la fiducia e la partecipazione agli interventi.
Il lavoro dei Serdp si sviluppa insieme a Unità di strada, comunità terapeutiche e associazioni di auto-mutuo-aiuto, tra cui Il Cerchio Azzurro. La rete comprende anche enti locali, scuole, terzo settore, forze dell’ordine, sistema giudiziario e comunità territoriali.
Gli interventi precoci, continuativi e vicini ai contesti di vita vengono indicati dall’Ausl come quelli capaci di favorire l’accesso ai servizi. In questo modello, la presenza di una paziente esperta come Anna può diventare un collegamento diretto tra l’équipe sanitaria e chi affronta i primi passi del percorso.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to