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Emilia-Romagna, 7mila posti a rischio: CNA avverte sulle filiere

01/09/2026

Emilia-Romagna, 7mila posti a rischio: CNA avverte sulle filiere

Trentotto tavoli di salvaguardia, 31 vertenze e sette situazioni sotto osservazione, per un totale di circa 7mila lavoratori coinvolti. È il quadro delle crisi industriali aperte in Emilia-Romagna, ma secondo CNA il dato fotografa soltanto la parte più immediatamente visibile delle difficoltà produttive. Dietro gli stabilimenti e i grandi gruppi coinvolti nelle vertenze operano infatti reti di fornitori, subfornitori, manutentori, trasportatori e aziende di servizi che rischiano di subire pesanti conseguenze senza arrivare ai tavoli istituzionali.

CNA: la crisi delle grandi aziende colpisce tutta la filiera

Il presidente di CNA Emilia-Romagna, Paolo Cavini, richiama l’attenzione soprattutto sulle micro e piccole imprese collegate alle produzioni industriali. Quando un grande stabilimento riduce l’attività, perde commesse o viene interessato da un disinvestimento, l’effetto può propagarsi rapidamente alle aziende che lavorano intorno alla produzione principale.

Per le realtà con meno di 15 dipendenti, osserva l’associazione, normalmente non vengono aperti specifici tavoli di crisi. Una riduzione dell’attività o una chiusura può così emergere soltanto successivamente attraverso i dati economici e occupazionali, rendendo più difficile un intervento preventivo.

CNA chiede per questo di ampliare il campo di osservazione delle politiche industriali. L’apertura di una vertenza relativa a una grande azienda dovrebbe essere accompagnata da una valutazione degli effetti su fornitori e subfornitori presenti sul territorio, con strumenti capaci di intercettare in anticipo perdita di commesse, riduzione dei margini e rinvio degli investimenti.

Micro e Pmi impiegano il 75% della forza lavoro regionale

Il peso delle aziende di dimensioni minori nel sistema produttivo emiliano-romagnolo rende il tema particolarmente rilevante. Secondo CNA, micro, piccole e medie imprese occupano complessivamente il 75% della forza lavoro regionale e costituiscono una parte determinante delle filiere industriali.

La situazione si inserisce inoltre in un contesto economico già debole. I dati di TrendER 2026, l’osservatorio promosso da CNA Emilia-Romagna con Istat, indicano per il 2025 una diminuzione dei ricavi dell’1,2% tra le micro e piccole imprese, accompagnata da una contrazione degli investimenti. Nel manifatturiero la flessione registrata è stata del 3,8%.

Per l’associazione il problema riguarda quindi anche la capacità delle aziende di programmare nuovi investimenti e affrontare eventuali shock provenienti dai principali committenti. Tra gli strumenti indicati figurano interventi per liquidità e credito, incentivi agli investimenti e all’innovazione e misure capaci di aiutare le imprese a diversificare clienti e mercati quando una filiera entra in difficoltà.

Burocrazia ed energia pesano sulla competitività

CNA individua nella semplificazione amministrativa un altro elemento necessario per sostenere le imprese. Tempi lunghi, procedure sovrapposte e incertezza nell’applicazione delle norme assorbono risorse che, soprattutto nelle aziende con strutture organizzative ridotte, potrebbero essere impiegate nella produzione e negli investimenti.

Secondo Cavini, semplificare significa avere regole comprensibili, tempi definiti e responsabilità amministrative chiaramente individuate. Il peso degli adempimenti risulta proporzionalmente maggiore per una microimpresa che non dispone di personale dedicato alla gestione delle procedure.

Accanto alla burocrazia, CNA indica il costo dell’energia tra le questioni che incidono direttamente sulla competitività. L’associazione regionale aveva già dedicato la propria assemblea di luglio al tema dell’autonomia energetica, chiedendo condizioni più favorevoli per l’autoproduzione da fonti rinnovabili e una minore esposizione delle piccole aziende alle oscillazioni dei prezzi.

Costi energetici sostenibili e prevedibili, secondo CNA, possono determinare la possibilità per un’impresa di acquistare nuovi macchinari, assumere personale, realizzare un investimento o mantenere in Italia una commessa sottoposta alla concorrenza di operatori europei e internazionali.

Nuovo Patto regionale, CNA chiede misure operative

Il confronto sulle crisi industriali arriva alla vigilia della firma del nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale, prevista per l’8 settembre. CNA considera il documento un passaggio utile, ma chiede che gli impegni si traducano in strumenti accessibili anche alle aziende di dimensioni minori.

Per Cavini, il nuovo Patto dovrebbe intervenire su energia, semplificazione, investimenti, innovazione e tenuta delle filiere, evitando che la politica industriale inizi ad agire soltanto quando una vertenza è già arrivata nella sua fase più difficile.

La richiesta dell’associazione è quella di costruire un sistema capace di individuare prima i segnali di debolezza presenti lungo le catene produttive. Salvaguardare una grande azienda significa infatti proteggere anche l’insieme delle attività economiche che dipendono dalle sue commesse e che contribuiscono alla produzione, ai servizi e all’occupazione nei diversi territori dell’Emilia-Romagna.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.