Emilia-Romagna, quasi un milione per lo studio Rare-Lu
31/07/2026
Uno studio coordinato dall’Irst “Dino Amadori” di Meldola sperimenterà una nuova terapia con radiofarmaco contro due forme rare e aggressive di tumore neuroendocrino. Il progetto Rare-Lu, sviluppato attraverso una rete di centri oncologici dell’Emilia-Romagna e dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha ottenuto dall’Agenzia italiana del farmaco un finanziamento di quasi un milione di euro.
La ricerca coinvolgerà 72 pazienti e avrà una durata di 36 mesi. L’obiettivo è valutare l’efficacia di una terapia radiorecettoriale nei feocromocitomi e paragangliomi metastatici e nei tumori neuroendocrini gastroenteropancreatici ben differenziati di alto grado, classificati come G3. Si tratta di patologie poco frequenti, per le quali le alternative terapeutiche disponibili restano limitate e manca uno standard di cura condiviso.
Una rete tra Meldola, Bologna, Ferrara e Reggio Emilia
Rare-Lu è promosso e coordinato dall’Irst di Meldola, in collaborazione con l’Ausl della Romagna, l’Irccs di Reggio Emilia, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna e la Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano.
Lo studio sarà seguito dalla struttura di Medicina nucleare Terapia dell’Irst, diretta da Maddalena Sansovini, specialista nel trattamento delle neoplasie mediante radiofarmaci. Il progetto prevede un confronto prospettico e randomizzato tra il nuovo approccio e le terapie attualmente utilizzate, così da produrre dati scientifici utili a orientare le future decisioni degli oncologi.
La collaborazione tra più strutture è determinante per raggiungere un numero adeguato di pazienti affetti da malattie caratterizzate da una casistica molto ridotta. Il lavoro congiunto consentirà inoltre di condividere competenze oncologiche, tecnologiche e assistenziali, coinvolgendo anche le associazioni dei pazienti.
Il radiofarmaco colpisce direttamente le cellule tumorali
L’Irst produrrà nella propria radiofarmacia il medicinale sperimentale destinato a tutti i centri partecipanti. La struttura di Meldola è autorizzata dall’Aifa alla produzione di radiofarmaci terapeutici secondo gli standard Gmp, le norme che regolano qualità, sicurezza e tracciabilità dei processi produttivi.
Dopo la somministrazione, il radiofarmaco si lega selettivamente ai recettori presenti sulla superficie delle cellule tumorali. La radiazione viene così trasportata verso il bersaglio, dove danneggia il Dna delle cellule malate, limitando l’esposizione dei tessuti sani circostanti.
Lo stesso principio terapeutico ha già mostrato risultati positivi nel controllo di altre neoplasie neuroendocrine. Rare-Lu dovrà verificare se tali benefici possano essere ottenuti anche nei pazienti colpiti dalle due forme rare incluse nella sperimentazione.
La produzione e la distribuzione dei radiofarmaci richiedono procedure particolarmente rigorose, anche a causa dei tempi limitati entro i quali il prodotto deve essere utilizzato. Federica Matteucci, direttrice della Medicina nucleare Romagna, ha evidenziato il valore dell’organizzazione integrata costruita tra i diversi centri regionali.
Patologie con pochi casi e terapie ancora limitate
I paragangliomi e i feocromocitomi hanno un’incidenza stimata compresa tra due e otto casi all’anno per ogni milione di abitanti. Una parte significativa delle diagnosi è collegata a una predisposizione genetica, elemento che rende necessario affiancare alla terapia oncologica anche una valutazione specialistica e familiare.
I tumori neuroendocrini dell’apparato digerente interessano complessivamente circa 2.600-2.700 persone ogni anno in Italia. Le forme di alto grado analizzate dal progetto Rare-Lu rappresentano una quota compresa tra il 5 e l’8% del totale.
Le possibilità di trattamento comprendono chemioterapia, terapie a bersaglio molecolare e terapia radiorecettoriale. La chemioterapia ha però mostrato risultati contenuti in diversi pazienti, mentre per le altre opzioni mancano ancora confronti randomizzati sufficienti a definire un percorso terapeutico uniforme.
Rare-Lu quinto nella graduatoria nazionale Aifa
Il progetto è stato ammesso al finanziamento nell’ambito del Bando Aifa per la ricerca indipendente sulle malattie rare 2025. L’iniziativa sostiene studi senza finalità commerciali rivolti a bisogni clinici ancora privi di risposte adeguate, soprattutto nei settori nei quali il numero ridotto di pazienti rende meno frequenti gli investimenti privati.
Nell’edizione 2025 sono stati finanziati 19 progetti in tutta Italia, per un investimento complessivo superiore a 17 milioni di euro. Rare-Lu ha ricevuto 42 punti e si è classificato al quinto posto della graduatoria nazionale.
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi, hanno sottolineato il ruolo della rete regionale della ricerca nel rendere disponibili cure innovative su scala nazionale. Antonino Musolino, direttore scientifico dell’Irst, ha invece richiamato la capacità dell’istituto di integrare ricerca clinica, medicina nucleare e produzione di radiofarmaci per rispondere a esigenze terapeutiche ancora insoddisfatte.
Articolo Precedente
Borgotaro, donate due apparecchiature da oltre 140 mila euro
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.