Parma, 575 minori seguiti per disturbi del comportamento
18/06/2026
Sono 575 i bambini e adolescenti seguiti dalla Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza dell’Azienda Usl di Parma per disturbi legati a impulsività, aggressività e difficoltà nel rispetto delle regole. Il dato, diffuso il 17 giugno 2026, fotografa una fascia fragile della popolazione giovanile, composta in prevalenza da maschi: 447 contro 128 femmine. La maggioranza dei casi riguarda ragazzi tra i 14 e i 17 anni, che rappresentano 252 utenti sul totale.
Disturbi esternalizzanti e rischio di comportamenti devianti
Nel linguaggio clinico si parla di disturbi esternalizzanti, categoria che comprende il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il disturbo oppositivo provocatorio e il disturbo della condotta. Si tratta di condizioni che possono manifestarsi con difficoltà nel controllo degli impulsi, comportamenti aggressivi, oppositività, scarsa tolleranza alle regole e problemi nelle relazioni con adulti e coetanei.
Tra i giovani in carico alla Neuropsichiatria dell’Ausl di Parma figurano anche 7 minori autori di reato, tutti maschi e di diverse nazionalità, per i quali il servizio collabora con l’Ufficio Servizio sociale per minorenni di Bologna del Ministero della Giustizia. Il trend risulta in aumento rispetto al 2024: i minori autori di reato erano passati da 5 a 14 nel 2025, segnalando una crescita dell’attenzione dei servizi sanitari e sociali verso situazioni dove disagio, condotte violente e fragilità personali si intrecciano.
Violenza giovanile, fragilità e ricerca di appartenenza
Secondo Antonella Squarcia, direttrice dell’unità operativa NPIA dell’Ausl di Parma, la violenza giovanile nasce dall’interazione tra caratteristiche individuali, contesti familiari, condizioni socio-economiche e dinamiche relazionali. L’adolescenza, spiega la professionista, è una fase segnata da trasformazioni biologiche, psicologiche e sociali, con maggiore impulsività, ricerca di stimoli e tendenza alla trasgressione.
Questi aspetti possono restare parte fisiologica del percorso di crescita, ma diventano più problematici quando incontrano condizioni di vulnerabilità. Tra i fattori di rischio indicati dall’Ausl rientrano difficoltà familiari, trascuratezza, traumi, povertà educativa, esclusione sociale, uso di sostanze e problemi comportamentali precoci. Particolarmente esposti risultano i minori stranieri non accompagnati, i ragazzi privi di una rete familiare stabile e chi vive situazioni di forte marginalità.
Il bisogno di appartenere a un gruppo può diventare un elemento decisivo. La psicologa Silvia Bertoli osserva che le cosiddette “baby gang” spesso rispondono a necessità di riconoscimento, protezione e affermazione sociale. In questi contesti, però, l’identità del gruppo può costruirsi attraverso la contrapposizione ad altri coetanei e favorire la perdita del senso di responsabilità individuale.
La rete dei servizi e il caso di Marco
Accanto alla NPIA, l’Azienda Usl di Parma mette in campo diversi servizi dedicati all’età evolutiva: Spazio Giovani, Mondo Teen, Centro di terapia per la Famiglia, strutture sanitarie residenziali abilitative e di cura, Spazio Immigrati, medici di famiglia e pediatri. Tutti operano in raccordo con servizi sociali, scuole, autorità giudiziaria, Ufficio Servizio sociale per minorenni di Bologna ed enti del terzo settore.
Tra gli strumenti utilizzati ci sono anche i gruppi di psicoanalisi multifamiliare e il Dialogo aperto, approcci che puntano a coinvolgere famiglie, operatori e istituzioni nella costruzione di percorsi condivisi. L’obiettivo è intervenire prima che il disagio si trasformi in isolamento, rottura dei legami o comportamenti penalmente rilevanti.
A raccontare la complessità di questi percorsi è anche la storia di Marco, nome di fantasia, descritta dalla madre: un adolescente inizialmente tranquillo e timido, poi entrato in una spirale fatta di difficoltà scolastiche, rabbia non gestita, risse, allontanamento dalla famiglia, uso di droga e un reato nato da una scelta impulsiva. La donna racconta di aver cercato aiuto nella scuola, nei servizi sanitari dell’Ausl e nei servizi sociali del Comune di Parma, fino a trovare un percorso capace di riaprire il dialogo familiare.
Per gli specialisti, storie come questa mostrano quanto sia necessario intercettare precocemente i segnali di disagio e costruire risposte coordinate. La presa in carico dei minori non riguarda solo la gestione dell’emergenza, ma la possibilità di restituire strumenti, responsabilità e relazioni più solide a ragazzi che spesso esprimono attraverso la rabbia una domanda di ascolto rimasta senza risposta.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.