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Siccità a Parma, Confagricoltura chiede invasi e aiuti

13/07/2026

Siccità a Parma, Confagricoltura chiede invasi e aiuti

La mancanza di acqua può ridurre di circa il 30% la produzione di un ettaro di terreno, con conseguenze ancora più pesanti per colture irrigue come il pomodoro da industria. A richiamare l’attenzione sulla crisi idrica è Roberto Gelfi, presidente di Confagricoltura Parma, intervenuto sulle pagine della Gazzetta di Parma. Secondo i dati citati dall’organizzazione, nell’arco degli ultimi vent’anni la siccità ha provocato oltre 15 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana; metà delle perdite si è concentrata in quattro regioni, tra cui l’Emilia-Romagna.

Deroghe ai prelievi e sostegni per i maggiori costi

Confagricoltura Parma chiede misure immediate per consentire alle imprese agricole di affrontare le fasi più acute dell’emergenza. Tra le proposte figura la possibilità di introdurre deroghe al deflusso minimo vitale dei fiumi, aumentando temporaneamente la quantità d’acqua disponibile per l’irrigazione quando le colture sono maggiormente esposte al rischio di perdita.

L’organizzazione sollecita inoltre risorse economiche destinate a compensare i costi aggiuntivi sostenuti dalle aziende. L’assenza di precipitazioni obbliga infatti gli agricoltori ad aumentare i turni irrigui e l’impiego di pompe, mezzi e personale, con una crescita delle spese per gasolio ed energia elettrica. Tra gli strumenti ipotizzati rientra anche un credito d’imposta collegato agli oneri direttamente causati dalla siccità.

Gelfi invita poi a distinguere tra consumo e utilizzo dell’acqua in agricoltura. Una parte della risorsa viene assorbita e traspirata dalle piante per le funzioni fisiologiche, mentre quella restante permane nei terreni e contribuisce alla ricarica delle falde. La gestione irrigua, secondo Confagricoltura, deve quindi essere valutata considerando l’intero ciclo idrologico e il ruolo svolto dai suoli coltivati.

Invasi e diga di Vetto per trattenere l’acqua piovana

Per superare una crisi che si ripresenta con frequenza, Confagricoltura indica come prioritaria la costruzione di laghetti aziendali, bacini di captazione e invasi a uso plurimo. Tra le opere richiamate figura la diga di Vetto, infrastruttura proposta per accumulare la risorsa nei periodi piovosi e renderla disponibile durante le fasi di scarsità.

Attualmente, secondo i dati riportati da Gelfi, in Italia viene trattenuto soltanto l’11% dell’acqua piovana. L’aumento della capacità di stoccaggio permetterebbe di sostenere l’irrigazione e, allo stesso tempo, di gestire con maggiore efficacia le precipitazioni intense, riducendo la pressione sui corsi d’acqua e il rischio di danni per centri abitati e attività produttive.

La richiesta è quella di passare dagli interventi emergenziali a una programmazione strutturale, capace di mettere in relazione esigenze agricole, sicurezza idraulica e disponibilità idrica per gli altri usi. Gli invasi dovrebbero essere progettati come infrastrutture al servizio di più settori e inseriti in una pianificazione territoriale condivisa.

Irrigazione intelligente e colture resistenti alla siccità

Le aziende agricole hanno già introdotto sistemi in grado di utilizzare l’acqua con maggiore precisione. Tra le tecniche adottate rientrano la micro-irrigazione sottochioma e la sub-irrigazione, che distribuiscono volumi contenuti direttamente nelle aree interessate dagli apparati radicali, limitando dispersioni ed evaporazione.

La programmazione degli interventi viene supportata da sensori installati nei terreni, mappe satellitari e strumenti digitali che misurano l’umidità e le condizioni delle colture. Queste tecnologie permettono di irrigare nel momento più adatto e nella quantità necessaria, evitando apporti uniformi quando le caratteristiche del campo richiedono trattamenti differenziati.

Confagricoltura richiama anche il ruolo del miglioramento genetico e delle Tecniche di evoluzione assistita, le Tea, per sviluppare varietà capaci di tollerare meglio temperature elevate e periodi prolungati senza precipitazioni. La ricerca varietale viene considerata parte di una strategia che deve comprendere innovazione tecnologica, opere idriche e sostegni alle imprese.

La rete idrica perde mediamente il 30% dell’acqua

Un ulteriore nodo riguarda lo stato delle infrastrutture esistenti. La rete di distribuzione registra perdite medie stimate intorno al 30%, una quota che riduce l’efficacia degli sforzi compiuti per accumulare e utilizzare la risorsa. Confagricoltura chiede quindi interventi di manutenzione, sostituzione e ammodernamento delle condotte.

Per il settore agricolo parmense, fortemente legato a colture che richiedono una disponibilità idrica costante, la tenuta delle reti e la costruzione di nuovi bacini rappresentano condizioni decisive per mantenere capacità produttiva e competitività. Senza una maggiore continuità degli approvvigionamenti, le aziende rischiano di affrontare raccolti ridotti e costi di gestione difficili da sostenere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to